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Il Museo della Pieve e Tesoro del Duomo, nella canonica trecentesca di Gemona conserva pitture, sculture, paramenti sacri 

Istituito agli inizi degli anni 1970 per ospitare opere d’oreficeria, codici miniati  e paramenti liturgici, il Museo della Pieve di Santa Maria Assunta stava per essere allestito nella primavera 1976 presso la trecentesca “Canonica vecchia” appena ristrutturata, che avrebbe ospitato anche l’Archivio storico della Pieve.

Pergamena con testamento - museo della Pieve di Gemona

pergamena con un testamento (1241) – foto di Decio Tomat

Bloccato dai tragici eventi di quell’anno, il programma fu aggiornato per la messa in sicurezza del complesso architettonico e, soprattutto, per ampliare il progetto espositivo inserendovi, dopo i restauri, anche opere d’arte recuperate dal Duomo e dalle chiese cittadine. L’inaugurazione avvenne nell’autunno del 2006.

L’adeguamento degli spazi alle funzioni museali e l’allestimento dell’esposizione sono stati progettati dall’architetto Gian Paolo Della Marina.

Le opere di scultori e pittori nel Museo della Pieve

Tra i lavori di scultura e intaglio conservati in Museo sono presenti elementi architettonici figurati, statue ed elementi di arredo: sono opere di scultori e intagliatori locali e veneti spesso anonimi; di altri conosciamo i nomi e il periodo di attività: mastro Johannes, di fine Duecento; Giovanni Griglio, del Trecento; Girolamo Paliario, Sebastiano da Rio e Girolamo Comuzzo, del XVII secolo.

I lavori di pittura, eseguiti tra tardo Medioevo e Novecento, comprendono lacerti staccati di pittura murale, quadri e pale d’altare, affreschi e dipinti devozionali. Sono opere di artisti tra i quali si riconoscono il Pordenone e Sebastiano Secante il Vecchio, del Cinquecento; Eugenio Pini, del Seicento; Giovanni Battista Tiani, del Settecento; Giuseppe Barazzutti e Fred Pittino del XX secolo.

Pietà di Barazzutti - Museo della Pieve di Gemona

“Pietà” di Giuseppe Barazzutti – foto di Mauro Vale

Preziosi paramenti e arredi tessili, tra cui due paliotti 

La raccolta di vesti e paramenti liturgici comprende pianete e dalmatiche, piviali e veli omerali, mitrie e vesti episcopali e tessuti ricamati. Il periodo di produzione va dagli inizi del secolo XVIII agli inizi del XXI secolo ma ci sono anche dei pezzi più antichi, come un piccolo paliotto della fine del XVI secolo, preziosamente ricamato. I materiali utilizzati sono per lo più sete, spesso arricchite di oro e argento filati.

Due splendidi paliotti, eseguiti da due sorelle al compimento del quindicesimo anno d’età, sono di Cassandra e Antonia Vintani e risalgono rispettivamente al 1854 e al 1856.

Particolare del Paliotto di Cassandra Vintani - Museo della Pieve di Gemona

Paliotto d’altare con la scena del pellicano che nutre con il proprio sangue i suoi pulcini di Cassandra Vintani (1854)

Il Tesoro del Duomo di Gemona: reliquiari, l’ostensorio di Lionello e il prezioso Tabernaculum Magnum

Il Tesoro della Pieve di Gemona s’è andato formando quando la Comunità, che sentiva come dovere civico il sostentamento delle proprie chiese, le volle dotare di oggetti e arredi preziosi. Al Trecento risalgono solamente due reliquiari, entrambi a forma di calice, con coppa in cristallo di rocca, in seguito rimaneggiati.

Il prezioso ostensorio di Nicolò Lionello

Al Quattrocento risale l’ostensorio dell’orafo e architetto udinese Nicolò Lionello, ideatore del palazzo comunale di Udine. Di Lionello il Tesoro  comprende anche un bottone di piviale e le figure di una croce astile.

Due viste dell'Ostensorio del Lionello - Museo della Pieve di Gemona

Due viste dell’Ostensorio del Lionello (1434-35) – foto di Fabio Valerio

La straordinaria architettura verticale dell’ostensorio è costituita dal piede, dal fusto con nodo a tabernacolo e sottocoppa, dalla teca e da una articolata copertura dal profilo vagamente conico. Rilievi sbalzati, lacche e filigrane, raffigurazioni  della Giustizia, della Carità e della Fortezza, piccole celle con le reliquie di santi e martiri, edicole e guardiole vigilate da minuscole sentinelle, scene con episodi della vita della Vergine, pinnacoli da cui si ergono statuette di santi a tutto tondo, sostengono, avvolgono e coronano la teca per l’ostia consacrata in una fantastica costruzione che termina con un un bocciolo di rosa. 

Nicolò Lionello consegnò il lavoro nel 1435 e venne pagato a rate, l’ultima delle quali venne liquidata nel 1488, agli eredi: Nicolò era morto nel 1462.

Opere di oreficeria: calici, pissidi, ostensori e calici conservati al Museo del Duomo di Gemona

Nei secoli successivi il Tesoro si arricchisce di calici, patene, pissidi, ostensori, reliquiari e altre opere di orefici friulani e veneti; del primo Seicento sono due bronzetti di Gerolamo Campagna (San Valentino e San Nicolò).
Al Novecento appartengono un calice del milanese Giuseppe Galesio, diversi lavori dell’orefice friulano Agelindo Modesto e la croce pettorale e il pastorale donati dell’arcivescovo emerito di Udine monsignor Pietro Brollo, entrambi recanti il modello della croce di gusto longobardo che compare sulla facciata del Duomo.

Nel XX secolo due Pontefici hanno fatto dono di un calice al Duomo. Il primo è un calice di oreficeria irlandese, offerto da papa Pio X nel 1909. L’altro calice, di oreficeria romana, è stato recato in dono da papa Giovanni Paolo II, accolto a Gemona il 3 maggio 1992 durante la visita pastorale al Friuli e all’intera Regione.

I Codici miniati per il canto corale durante le funzioni religiose

Una sala del Museo è riservata ai codici miniati, acquistati verso metà Trecento per accompagnare con il canto le funzioni celebrate in Duomo. Si tratta di sette volumi pergamenacei – scritti e miniati nel Convento della Basilica del Santo di Padova – messi in vendita dai Francescani in quanto sostituiti da una nuova serie di libri corali.

Miniatura Antifonario - Museo della Pieve di Gemona

Miniatura dello scriptorium Antifonario I del Convento Antoniano di Padova – seconda metà del Duecento – foto di fabio Valerio

Importanti sotto il profilo musicale e liturgico, i codici rivestono particolare rilevanza dal punto di vista artistico: contengono infatti numerose miniature assegnabili a quattro o cinque dei massimi miniatori padovani e sono state realizzate nel periodo che va dagli anni ’60 agli anni ’80 del Duecento. Un volume potrebbe esser stato eseguito poco più tardi o nel primissimo Trecento.
Ai codici acquistati a Padova si aggiunge il trecentesco Graduale III – con aggiunte posteriori – che la tradizione vorrebbe donato al Duomo dal patriarca  Bertrando di Saint-Geniés.

Registro battesimale più antico al mondo conservato nell’Archivio storico di Gemona.

Nella sala è esposto anche il Registro battesimale della Pieve di Gemona – il più antico oggi conosciuto in tutto il mondo – che  contiene gli atti di battesimo dei bimbi gemonesi dal 1379 al 1403 ed apre la serie dei registri anagrafici gemonesi, indice della forte sensibilità civile e religiosa della Magnifica Comunità.

Prima pagina del più antico registro battesimale oggi esistente al mondo che, con il battesimo di Tomasina, figlia di Ludovico di Altaneto, apre il 3 marzo 1379 i registri anagrafici della Pieve di Gemona – foto di Fabio Valerio

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festivi: 10.30-12.30 / 15.00-19.00
feriali: su richiesta

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Accesso parzialmente garantito ai diversamente abili | Parcheggio a 50 metri, non dedicato | Rampa esterna per accesso | Servizi igienici a norma | Ascensore | Per persone con disabilità motoria, 4 sale non visitabili | Per persone con disabilità fono-uditiva e psichica, tutta la collezione | Per persone con disabilità visiva, non fruibile

info

La visita virtuale al Museo

Gli ospiti con difficoltà deambulatorie possono effettuare una visita virtuale agli spazi espositivi non serviti dall’ascensore. 

La Sala ha in dotazione una postazione computerizzata per la visione di tutte le miniature dei libri corali: grazie al sistema “touch-screen” i visitatori possono sfogliare virtualmente le pagine e consultare le schede tecniche delle miniature e le informazioni necessarie a comprendere i testi che le accompagnano.

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